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Poeta, facchino, manovale, operaio, falegname, fattorino, autista, dattilografo, impiegato, guardia del corpo, cameriere, tecnico radiologo, fisioterapeuta, trasportatore, progettista, impresario edile, arbitro di baseball, insegnante di scuola media, pittore, ricercatore scientifico, programmatore informatico, cabarettista, storico, professore universitario, psicologo, psicoterapeuta, oggi scrittore e conferenziere, ho iniziato a lavorare all'età di quattordici anni e da allora non ho mai smesso di farlo. Non ho mai fatto in tutta la mia vita un solo lavoro alla volta: al minimo due, quando non, più spesso, tre o quattro contemporaneamente. Una volta cambiavo lavoro ogni anno, oggi ogni dieci anni. Non ho ancora capito se perché ho messo la testa a posto o perché sto invecchiando. Non mi sono mai identificato con i miei ruoli.
Autodidatta, ho conseguito la licenza media, il diploma ginnasiale e la maturità classica come privatista. Di mentalità e di fatto eclettico e dilettante (cosa di cui mi vanto perché se non mi diverto cosa lo faccio a fare), ho bevuto con gusto la cultura dei ricchi senza ubriacarmene ma traendone la convinzione che fare il lavoratore dipendente non sia l'unica attività rispettabile dell'essere umano e che per contro lottare per sopravvivere dia più gusto alla vita. Il che mi rende inaffidabile ai ricchi e sospetto ai poveri. Fatto di cui vado fiero perché ho sempre amato avere un piede in due scarpe. Il che equivale, come si sa, a camminare scalzo.

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